Parla con la Vergine Maria

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domenica 4 ottobre 2015

Dio mio

Se guardo verso il futuro,
m' investe la paura.
Ma perché inoltrarsi nel futuro?
Mi è cara solo l' ora presente.
Perché il futuro forse non albergherà nella mia anima.

Il tempo passato non è mio potere
Per cambiare, correggere o aggiungere qualche cosa.
Né i sapienti, né i profeti han potuto far questo.
Affidiamo pertanto a Dio ciò che appartiene al passato.

O momento presente,
Tu mi appartieni completamente.
Desidero utilizzarti per quanto è mio potere.
E nonostante io sia piccolo e debole,
Mi dai la Grazia della Tua Onnipotenza.

Perciò, confidando nella Tua Misericordia,
avanzo nella vita come un bambino,
e un giorno Ti offro il mio cuore
infiammato d' amore per la Tua Maggior Gloria.
Grazie! Amen

venerdì 19 aprile 2013

PREGARE INCESSANTEMENTE

Per ottenere l’attenzione di Dio, Gesù invita gli uomini a chiedere. Educa così alla “confidenza” della creatura con il suo Creatore, del figlio con il Padre. Riporta il contatto con Dio alla forma più elementare dell’incontro, il dialogo. Lui, Padre attento, lento all'ira e ricco di MISERICORDIA, sa ascoltare le parole del bisognoso fino a farle sue per poi realizzarne il contenuto nella massima unità. “Insieme per vivere insieme” è la risposta di Dio ad ogni supplica. Spesso accade che la creatura ponga una barriera fra ciò che ottiene e Dio stesso. Incontriamo su questa via i nove lebbrosi che non tornano, dopo aver ottenuto la guarigione e non condividono con Gesù guaritore la gioia nell'aver ottenuto ciò che si sperava. Dio vuole rimanere con l’uomo perché è proprio per l’uomo che ha lasciato la Sua Sede Divina per abitare nella valle tenebrosa della terra. Gradisce quindi l’attenzione del Suo popolo quando ascolta i Suoi suggerimenti e mette in pratica le Sue Leggi. Consiglia sul COME pregare e sfuma l’imperfezione della preghiera usando similitudini; pone in una di esse un pubblicano (peccatore dichiarato) ed un fariseo (giusto senza verità) ad essere interpreti della Sua Volontà. Ascolta il fariseo che apre il suo manto pavonesco, vantandosi dei suoi meriti fino a paragonarli quali preziosità evidenti non confrontabili con i demeriti del pubblicano. Lui era nel giusto della sua vita perché aveva fatto ciò che a Dio (secondo lui) era molto gradito. Pagava le decime e si dedicava all'orazione con un fiume di parole e di vanto. Il pubblicano, vuoto di meriti, sa di possedere un solo requisito da offrire a Dio: la sua povera natura di peccatore. Poche parole che dipingono il vero volto dell’uomo. Volto che Dio stesso aveva già disegnato mostrandolo nelle Parole dei Profeti che annunziavano un uomo traditore, adultero e privo di virtù. Dio ritrova il Suo uomo con la Preghiera del pubblicano e, pertanto, trova veritiero il parlare del peccatore che si riconosce tale. Lo preferisce al primo che, nonostante a Lui rivolgesse il suo sermone, rimane in realtà dentro se stesso nella falsità del suo essere uomo. Non c’è giusto davanti a Dio se non il Giusto, Gesù Cristo, uomo vero ma privo di peccato. L’occhio di Dio ha guardato il Peccatore e per Lui si è mostrato, vivendo pienamente la miseria del peccatore nella regalità della Sua Divinità. E’ emozionante leggere fra le Parole di Dio il Suo timido e discreto desiderio di essere riconosciuto innamorato dell’uomo consapevole della sua grave malattia. E’ emozionante il Suo Cuore che batte perché ha trovato il peccatore senza alcuna presentazione capace di attenuare il suo stato. Lo ha trovato così come il Buon Samaritano lo mostra nell'uomo che giace in mezzo ad una strada, senza alcun aiuto, ferito, moribondo, vittima di violenza ed incapace di risollevarsi dalla sua disgrazia. Ecco, lo trova così il Suo uomo, e lo AMA. DIO CI AMA!

giovedì 14 giugno 2012

Preghiera per gli amici


Signore, tu ci hai comandato di amare tutti gli uomini in te e per te: per tutti imploro la Tua clemenza.   Ci sono però molti per i quali Tu hai impresso nel mio cuore un affetto più intimo e familiare: a loro voglio bene con più ardore, per loro voglio pregare con più intensità.
Abbracciali nel Tuo amore, Tu che sei la fonte dell’amore, Tu che mi comandi di amarli e insieme me ne dai la capacità. Se la mia preghiera non vale ad ottenere per loro dei vantaggi perché ti è offerta da un peccatore, valga almeno perché nasce in risposta ad un Tuo comando.
Per te, dunque, che sei l’autore e la fonte dell’amore, per Te, e non per me, continua ad amarli, e fa' che essi pure Ti amino con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, così che possano volere, dire e fare solo quanto piace a Te e giova al loro bene.
La mia preghiera è troppo tiepida, poiché debole è la fiamma del mio amore, ma Tu, che sei ricco di misericordia, non misurare i doni che Ti chiedo per gli amici sul torpore delle mie invocazioni, ma come la Tua benignità supera ogni amore umano, così la Tua risposta trascenda lo scarso fervore della mia supplica.
Fa' per loro e con loro, Signore, quanto li aiuta a procedere nel cammino che hai tracciato per loro, così che siano sempre e ovunque guidati e protetti da Te, fino a che raggiungano la sicurezza gloriosa del cielo.

mercoledì 16 maggio 2012

Sei ragioni per cui le nostre preghiere non sono esaudite


Sei ragioni per cui le nostre preghiere non sono esaudite

Satana vorrebbe farci credere che Dio ha chiuso le proprie orecchie alle nostre preghiere, lasciandoci da soli con i nostri problemi.
Ma la preghiera, se fatta nel giusto modo, si rivela essere un'arma molto efficace...
Una delle più grandi tragedie nella Chiesa è che pochi credono nella potenza della preghiera; infatti, molti nel popolo di Dio si lamentano e dicono: "Io prego, ma non ricevo risposta" o ancora "Ho pregato a lungo, senza alcun risultato, quanto tempo dovrò aspettare ancora?". Altri non pregano più perché sono convinti che le loro petizioni non riescono a giungere al trono della grazia divina. Altri ancora ritengono che soltanto credenti come Daniele, Davide ed Elia riescano a far arrivare le loro preghiere a Dio.
C'è una preghiera che stai facendo da molto tempo a cui non ha ricevuto risposta? Sono passati anni e stai ancora aspettando l'intervento di Dio? Stiamo attenti a non incolpare Dio di essere pigro e indifferente verso i nostri bisogni e le nostre richieste, come invece fece Giobbe. Egli si lamentava: "Io grido a te, e tu non mi rispondi; ti sto davanti, ma tu mi stai ad osservare" (Giobbe 30:20).

È tempo che noi credenti guardiamo alle ragioni per le quali le nostre preghiere sono senza risposta. Incolpiamo Dio di negligenza, quando invece dovremmo fare un bell'esame di coscienza.
  • Le nostre preghiere non sono accettate quando non sono secondo la volontà di Dio.
Noi non possiamo pregare per ogni cosa che la nostra mente egoista concepisce. C'è una "legge" della preghiera! Possiamo pregare per qualunque cosa vogliamo, sempre che sia nella Sua volontà, poiché è scritto: "se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce" (1 Giovanni 5:14).
I discepoli non pregarono secondo la volontà di Dio quando furono animati da uno spirito di rivincita e vendetta; essi supplicarono Dio in questo modo: "Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li consumi? Ma Gesù rispose: Voi non sapete di quale spirito siete" (Luca 9:54-55).
Giobbe, nel suo dolore, supplicò Dio di prendere la sua vita; però, come rispose Dio a tale preghiera? Essa era contraria alla volontà di Dio. Infatti la Parola ci avverte: "il tuo cuore non s'affretti a proferir verbo davanti a Dio" (Ecclesiaste 5:2).
Dobbiamo piuttosto pregare come fece Daniele: "Volsi quindi la mia faccia verso il Signore DIO, per cercarlo con preghiera e suppliche" (Daniele 9:3). Egli esaminava le Scritture; poi, si presentava davanti al trono di Dio.
Ben sappiamo noi quel che vogliamo, ma la volontà di Dio non l'accettiamo con facilità.
  • Le nostre preghiere possono fallire quando hanno lo scopo di soddisfare lussurie, sogni o illusioni.
"Voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri" (Giacomo 4:3). Dio non risponderà ad alcuna preghiera che vuole onorare noi stessi o aiutare le nostre tentazioni. Dio non risponderà alle preghiere di una persona che nutre lussuria nel proprio cuore: "Se avessi serbato del male nel mio cuore, il Signore non mi avrebbe dato ascolto" (Salmo 66:18).
Per sapere se la nostra richiesta è mossa dalla lussuria è molto semplice: quando non riceviamo la cosa desiderata, ci mettiamo a piagnucolare e gridare, oppure diamo luogo a una serie di mormorii e lagnanze, accusando alla fine Dio di essere sordo. Leggiamo infatti: "Perché abbiamo digiunato, e tu non l'hai visto? Perché abbiamo afflitto le nostre anime, e tu non l'hai notato" (Isaia 58:3). Il cuore concupiscente non può vedere la gloria di Dio nei Suoi rifiuti e ritardi.
Dio ricevette maggiore gloria non accogliendo la preghiera di Gesù di allontanare l'amaro calice del sacrificio. Dove saremmo oggi, se Dio avesse accolto con favore quella richiesta? Solo un perdono completo dei peccati a noi più cari spalancherà le porte del cielo e riverserà su di noi molte benedizioni.
Arrendiamoci a Dio invece di andare a destra o a sinistra, rivolgendoci perfino all'idolatria o all'occultismo per far fronte a disperazione, miseria e inquietudine. La pace viene soltanto quando ci arrendiamo a Dio e abbandoniamo tutte le concupiscenze e i peccati nascosti.
  • Le nostre preghiere possono essere rifiutate quando non mostriamo diligenza nell'aspettare Dio nella risposta.
Noi andiamo a Dio come se Egli fosse una specie di parente ricco, che può donarci tutto quello che gli chiediamo, mentre da parte nostra non alziamo neanche un dito; eleviamo le nostre mani a Dio in preghiera e poi le rimettiamo in tasca.

Insomma, aspettiamo che le nostre preghiere mettano Dio al lavoro per noi, mentre ci sediamo pigramente e diciamo: "Egli è onnipotente; è Lui che deve compiere l'opera". Per qualcuno tale punto di vista potrebbe addirittura sembrare una dimostrazione di fede, ma è sbagliato; Dio non vuole avere alcun mendicante o pigro alla propria porta: "Infatti, anche quando eravamo tra di voi, vi ordinavamo questo: se qualcuno non vuol lavorare neppure mangi" (2 Tessalonicesi 3:10).
Esempio: è bene pregare per un posto di lavoro, ma bisogna passare all'azione cercandolo e accontentarsi di quel che si trova. Oppure si può anche pregare per avere vittoria sopra una certa concupiscenza, ma poi si aspetta che Dio faccia il resto; questo è sbagliato! Nessun peccato è mai stato eliminato dal cuore, senza la cooperazione dell'uomo; Giosuè si era prostrato tutta la notte, gemendo a motivo della sconfitta d'Israele. Dio lo fece rimettere in piedi dicendo: "Alzati! Perché rimani prostrato con la faccia a terra? Israele ha peccato [...] Lèvati, santifica il popolo" (Giosuè 7:10-13).
Dio ha tutto il diritto di farci alzare dalle nostre ginocchia e dire: "Perché siedi qui pigramente, attendendo un miracolo? Non ti ho comandato di fuggire da ogni apparenza di male? Tu devi fare qualcosa di più del semplice pregare contro la tua concupiscenza: ti è stato comandato di fuggire da essa; non puoi riposarti fino a quando non avrai fatto tutto quello che ti è stato comandato".
Il miracolo di liberazione da un peccato giunge quando tu lo vuoi abbandonare! I peccati non abbandonati, invece, ci fanno stare a contatto con il diavolo: "Tu metti le nostre colpe davanti a te, i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto" (Salmo 90:8). Dio mostrò il peccato a Davide, uomo geloso del proprio buon nome e della propria reputazione, per poter onorare la Sua santità; oggi il suo esempio si pone di fronte ai nostri occhi ogni volta che leggiamo di lui nelle Scritture.
Non incolpare Dio di non voler ascoltare le tue preghiere, se tu stesso non vuoi ascoltare la Sua chiamata all'obbedienza. A lungo andare finirai per bestemmiare Dio, accusandoLo di negligenza quando, invece, tu sei il colpevole.
  • Le nostre preghiere possono essere impedite da un rancore nascosto nel cuore contro qualcuno

Dice la Parola: "Deposta dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza, come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate" (1 Pietro 2:1-2).
Cristo vuole comunicare anche con persone colleriche, litigiose e senza misericordia, perché anche loro hanno bisogno di ricevere buoni insegnamenti dal Maestro che vuole trasformare ogni cuore. Ma ciò non significa che il Signore approvi tale avversa disposizione! Ricordiamoci che sono i malati ad aver bisogno del medico (Marco 2:17).
La legge di Dio per la preghiera è chiara su questo punto: "Voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando le mani pure, senza ira e dispute" (1 Timoteo 2:8). Non perdonare i torti subiti rende impossibile a Dio di perdonarci e benedirci; Egli ci ha istruito a pregare: "perdona noi, come noi perdoniamo gli altri" (Matteo 6:12). Tutte le liti e le dispute tra credenti affliggeranno Cristo molto più che tutti i peccati degli empi; nessuna sorpresa, quindi, se le nostre preghiere vengono ostacolate.
Non dovremmo meravigliarci se Dio ci chiude le porte del cielo fino a quando non avremo imparato ad amare e perdonare, anche a coloro che più ci hanno offeso.
Buttate fuori Giona dalla nave e la tempesta si calmerà! Perdona il tuo fratello e la tua preghiera sarà ascoltata.
  • Le nostre preghiere non vengono esaudite perché non aspettiamo abbastanza.
Satana cerca da sempre di ingannarci con le bugie. Abrahamo pregò per avere un figlio e Dio rispose. Ma quanti anni sono dovuti passare prima che egli potesse tenere quel bambino fra le braccia? Ogni preghiera fatta con fede viene ascoltata nel momento che viene elevata, ma Dio sceglie di rispondere a Suo modo e nel Suo tempo, avvolgendo i Suoi dinieghi con una dolce coperta d'amore, affinché non cadiamo nella disperazione.
  • Le nostre preghiere non vengono esaudite quando noi stessi cerchiamo di deliberare come Dio ci deve rispondere.
Coloro che impongono a Dio come e quando rispondere, in realtà non fanno altro che limitarlo. Egli risponderà sì o no a seconda del Suo piano.
Che tragedia avere un Dio così grande quando si ha poca fede in Lui!

Quando ti senti giù e Satana sussurra nelle tue orecchie che Dio si è dimenticato di te, tappagli la bocca e digli: "Non è Dio a essersi dimenticato di me, ma io di Lui", com'è scritto: "Il motivo della mia afflizione è che la destra dell'Altissimo è mutata. Ricorderò le opere dell'Eterno, sì, ricorderò le tue meraviglie dei tempi passati" (Salmo 77:10-11).
Potresti essere colpevole di ribellione spirituale non credendo che la risposta di Dio arriverà nel momento opportuno; puoi star sicuro che quando essa arriverà, sarà in un modo e in un tempo in cui potrà essere molto più apprezzata.
Smetti di lagnarti e impara ad aver fiducia! Dio vuole che abbiamo fede nel Suo amore

giovedì 15 marzo 2012

Maria Madre di Misericordia

Nel cammino di fede Maria è importante, ma molti non lo riconoscono e ostacolano chi l'ha capito dicendo: perché dobbiamo rivolgerci alla Vergine quando possiamo appellarci direttamente a Gesù che è Dio?
Meditare su quanto è avvenuto alle nozze di Cana, risponde al quesito. Narra a tal proposito il Vangelo: Venuto a mancare il vino, Maria disse a Gesù: "Non hanno più vino". Gli rispose Gesù: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora". La madre disse ai servi: "Fate quello che vi dirà" (Gv 2, 3-5).
Non aveva visto Gesù la scarsità del vino e il conseguente disagio in cui si sarebbero trovati gli sposi? Certamente sì, ma non era ancora giunta la sua ora.
La mamma, che non desiderava rovinare la felicità degli sposi, si appellò al Figlio dicendo: "Non hanno più vino" e, nonostante la risposta di Gesù: "...non è ancora giunta la mia ora", disse ai servi "Fate quello che vi dirà". Nel suo cuore sapeva già la risposta del figlio: lui difatti non poteva rifiutare la sua richiesta perché lei si appellava all'amore.
Questa vicenda illumina e nel contempo svela il potente legame d'amore che intercorre tra la Mamma e il Figlio.
In secondo luogo è lo stesso Gesù che invita a considerarla come la nostra mamma: Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!" (Gv 19, 26-27). L'apostolo Giovanni, che era ai piedi del patibolo, rappresentava in qualche modo quelli che nei secoli futuri si sarebbero raccolti sotto la croce.
In quel tempo d'atroce sofferenza la Vergine ha offerto suo figlio per la nostra salvezza e ha pagato corredentrice per tutti noi; già ci amava immensamente e il suo cuore grondava amore.

Gesù ci svela, usando il termine "Figlio", che ci lascia come mamma la sua mamma terrena, una potente alleata che sempre intercede per noi al Suo Sacratissimo Cuore. E Lui non sa resistere alle nostre accorate suppliche, quando a queste si aggiungono le dolci richieste della sua amata Mamma.
C'è tuttavia chi non riesce a immaginare la ragione per la quale Gesù ha offerto a noi come mamma la sua Mamma; ebbene in questo modo Lui ha voluto con il suo immenso amore donarci ogni possibile mezzo di salvezza.
Ciascuno conosce le delicatezze, i sacrifici, l'amore che una mamma sa offrire nell'arco della sua vita e come nel nome soave di "mamma" si racchiudano i più dolci sentimenti e le attese più grandi del nostro cuore.
A lei ricorriamo nei momenti più turbolenti e nelle situazioni più difficili per avere ascolto e soccorso; un porto sicuro dove ottenere rifugio nel mare in tempesta e una guida risoluta nella rotta della vita.
Una madre accetta qualsiasi sacrificio pur di appianare la via che conduce alla felicità l'amato figlio; orbene se queste considerazioni hanno valore per una mamma terrena, lo saranno a maggior ragione per la Mamma Celeste nella quale si riassumono in modo sublime tutte le virtù.
Il Suo amore è talmente puro e immenso che nessuna creatura umana mai potrà uguagliarlo; pertanto se è naturale affidarci alla mamma terrena, perché non ci abbandoniamo fiduciosi al cuore immacolato di Maria?
Lei anela starci accanto per incoraggiarci quando siamo afflitti, affranti, dimenticati, per guidare la nostra esistenza verso il diletto Figlio che sarà fonte del nostro gaudio, la sua è una prova tangibile di come e a quali vertici l'umano può pervenire.

Preservata dalla grazia, ma con una natura umana identica alla nostra, ebbe nell'estrema umiltà il punto più luminoso. Scelta per essere la mamma di Dio ella rispose all'Angelo: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto (Lc. 1, 38). Ad Elisabetta disse: L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva... (Lc. 1, 46-55).
Per la sua estrema umiltà Lei è stata scelta per portare a compimento il disegno divino che comprende la redenzione dell'uomo. Si china al volere di Dio dicendo: Eccomi... avvenga di me quello che hai detto. 
Dal suo agire si coglie un luminoso e sommo grado d'umiltà, che contrasta sovente con la nostra travolgente superbia. Ci insegna che l'umiltà è la virtù necessaria per inoltrarsi nel cammino della fede. Inoltre, essendo stata una creatura identica a noi tranne che nel peccato, conosce bene la natura, le debolezze, i desideri e le miserie umane; perciò chi più di lei può svelarci interamente Gesù?
Più volte catturiamo dal Vangelo l'insegnamento del Maestro ma, per effetto dell'umano che incombe sullo spirito, sovente cadiamo nello sconforto e abbandoniamo la via. Ecco allora accorrere la Stella del mattino che ci prende per mano e ci fa intendere l'amore per Gesù. Dobbiamo perciò imparare ad amarla per affidarci fiduciosi a lei come ad una tenera mamma. E lei supplicherà suo Figlio, affinché ci conceda in abbondanza grazia e fortezza. 
Solo un Dio straordinariamente buono poteva pensare di donarci questa via che, per mezzo di Maria, fa giungere gioiosi a Gesù.