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venerdì 13 giugno 2014
Sant' Antonio di Padova
venerdì 21 settembre 2012
SPECIALE SANT’ANTONIO DI PADOVA
S.
Antonio nacque a Lisbona in Portogallo verso il 1195 da Martino della nobile
famiglia dei Buglioni e da Maria. Al fonte battesimale gli fu messo il nome di
Fernando. A quindici anni, o più probabilmente fra i 19 e i 20, Fernando entrò
tra i Canonici Regolari di Sant’Agostino nel monastero di Lisbona, restandovi
circa due anni e passando poi a quello di Coimbra, uno dei centri di cultura
più rinomati del Portogallo, dove attese allo studio delle sacre scritture e
dei Padri della Chiesa. A Coimbra ebbe l’ordinazione sacerdotale probabilmente
nel 1219. Nel 1220 infervorato dal desiderio del martirio, in occasione del
passaggio delle spoglie dei primi 5 martiri francescani, chiese ed ottenne di
entrare nell’Ordine dei minori fondato poco prima da San Francesco d’Assisi.
Entrato nell’ordine assunse il nome di Antonio. Nell’autunno partì per la
missione in Marocco, dove Dio stesso “gli si oppose e, colpendolo con grave
malattia, lo provò duramente per tutto l’inverno” (Legg. Assidua, 6, n°2).
Antonio si decide a lasciare l’Africa e a far ritorno in Patria; ma una
violenta tempesta sbalzò la nave sulle coste della Sicilia (Primavera 1221),
dove egli sostò brevemente lasciando vaghi ricordi del suo passaggio. Nella
Pentecoste del 1221, partecipò ad Assisi al Celebre Capitolo “delle stuoie”,
incontrandosi con San Francesco, il quale non ebbe – sembra – il presentimento
del suo eccezionale talento. Rimasto dopo il Capitolo, senza destinazione,
ottenne da Fra Graziano, provinciale dell’Emilia, di andare nella sua
provincia. Gli fu assegnato l’eremo di Montepaolo presso Forlì, dove visse
nella preghiera e nella penitenza, sconosciuto agli stessi frati, finché in un
discorso per una sacra ordinazione, rivelò sorprendenti tesori di sapienza.
Destinato alla predicazione, percorse, partendo da Rimini, i paesi dell’Italia
settentrionale debellando l’eresia, pacificando le fazioni, riformando i
costumi. Per l’energia e lo zelo che dispiegò nel combattere l’eresia, meritò
l’appellativo di “martello degli eretici”. Fra il 1223 e il 1225 pose le basi
della scuola teologica bolognese di S. Maria della Pugliola: ne ebbe licenza in
una lettera di S. Francesco: “Frati Antonio episcopo meo, fr. Franciscus
salutem. Placet mihi, quod sacram theologiam legas fratribus, dummodo inter
huiusmodi studium sanctae orationis spiritum non extinguas, sicut in Regula
continetur. Vale.”.Tra il 1225 e il 1227 la presenza di Antonio è attestata
nella Francia meridionale, dove insegnò a Montpellier, a Tolosa; predicò a
Bourges ed ad Arles, affrontando gli eretici nelle pubbliche piazze. Ad Arles
mentre predicava ebbe l’apparizione di San Francesco ancora vivo e
stigmatizzato. Tornato in Italia dopo la Pasqua del 1227 intervenne al Capitolo
di Assisi che si tenne nella Pentecoste e vi fu nominato Ministro della
provincia dell’Emilia (comprendente allora tutta l’Italia settentrionale fino a
Milano). Alternò la predicazione al governo dei frati e scrisse i Sermones
dominicales. Verso la Pasqua del 1228, recatosi a Roma, probabilmente per
trattare questioni dell’ordine presso la Curia, predicò alla presenza di Papa
Gregorio IX, il quale, ammirato della sua singolare conoscenza delle Sacre
Scritture, lo salutò “Arca del Testamento”. Esonerato dall’ufficio di
provinciale nel Capitolo del 1230, ritornò a Padova dove era stato altre volte.
A Padova nell’inverno del 1231 scrisse gli altri Sermones per invito del
Cardinale Rainaldo dei Conti, futuro Papa Alessandro IV. Predicò poi a Verona e
Treviso. Una ventina di giorni prima di morire, si ritirò a ca. 20 Km da Padova
dove, da sopra ad un gran noce, predicava alle folle. Aggravatasi l’idropisia
di cui soffriva da tempo, si fece ricondurre a Padova, ma dovette fermarsi per
via, nel conventino dell’Arcella, dove nella visione del Signore e dopo aver
innalza l’inno “O gloriosa Domina”, spirò la sera del Venerdì 13 giugno
1231.Subito gruppi di fanciulli annunziarono il suo transito alla città
gridando: “E’ morto il padre Santo” seguirono accese competizioni per il
possesso del corpo, che poté essere trionfalmente trasferito dall’Arcella a
Padova nella chiesetta di S. Maria Materdomini dove il Santo desiderava essere
sepolto. dopo 8 mesi dalla morte fu proclamato beato e dopo altri tre mesi, il
30 maggio del 1232 papa Gregorio IX lo ascrisse all’albo dei Santi.
Nel
1256 viene proclamato patrono di Padova dove, nel 1231, viene costruita la
celebre basilica. Il suo culto si diffuse soprattutto dopo la Controriforma,
quando l’immagine del santo col sacro bambino tra le braccia apparve
rassicurante alla Chiesa, sconvolta dalle contestazioni di Lutero e timorosa
d’apparire paganeggiante e frivola per il contestatissimo uso della pittura e
della scultura nei luoghi sacri.
I
Miracoli
Dopo
varie inchieste fatte dall’allora Papa Gregorio IX, si accertò la guarigione di
19 contratti, cinque di paralitici, sette di ciechi, tre di sordi, tre di muti,
due di epilettici, due resurrezioni, ecc.. L’autore della legg. Assidua
trascrive che nel giorno della traslazione del Santo (15 febbraio) “moltissimi
colpiti da diverse infermità vi furono portati e tosto ricuperarono la salute
per i meriti del Beato Antonio”. Sant’Antonio rimane forse il più grande
taumaturgo della storia e per questo è conosciuto come il Santo dei Miracoli.
LA
TRADIZIONE DEL PANE DI SANT’ANTONIO: STORIA
Un
bimbo di venti mesi, di nome Tomasino, i cui genitori avevano l’abitazione
vicino alla chiesa del beato Antonio, in Padova, fu lasciato incautamente da
sua madre accanto a un recipiente pieno d’acqua. Allorché quella donna fece
ritorno a casa, vedendo emergere i piedi del bambino da quel mastello, vi si
precipitò, e vide che la testa del figlio stava all’ingiù, nel fondo del
recipiente, mentre i piedi si levavano sopra. Urlando trasse fuori il piccino,
ormai rigido e morto.
Piangendo
e lamentandosi ad alta voce, mise sossopra tutto il vicinato. Numerose persone
accorsero sul posto, compresi alcuni frati in compagnia degli operai che
lavoravano a certe riparazioni nella chiesa di sant’Antonio. Avendo constatato
che il piccolo era sicuramente morto, ebbero compassione della sofferenza e
delle lacrime della madre. Costei però, ricorrendo alla intercessione del beato
Antonio, si mise ad implorarne l’aiuto; e fece voto di distribuire ai poveri la
quantità di grano corrispondente al peso del bimbo, se il beato Antonio lo
avesse risuscitato. Passato un po’ di tempo, il bambino risorse e fu ridato
vivo a sua madre.
15
febbraio 2010 A Padova migliaia di pellegrini per l’ostensione del corpo del Santo: Traslazione
e Ostensione di Sant'Antonio di Padova
Invocazione a Sant'Antonio
Ricordati, o caro S. Antonio, che tu hai
sempre aiutato e consolato chiunque è ricorso a te nelle sue necessità. Animato
da grande confidenza e dalla certezza di non pregare invano, anch'io ricorro a
te, che sei così ricco di meriti davanti al Signore non rifiutare la mia
preghiera ma fa che essa giunga, con la tua intercessione al trono di Dio.
Vieni in mio soccorso nella presente angustia e necessità, e ottienimi la
grazia che ardentemente imploro, se è per il bene dell'anima mia.
PER
RITROVARE LE COSE PERDUTE
Grande
sant'Antonio, apostolo pieno di bontà, che hai ricevuto da Dio il potere
speciale di far ritrovare le cose perdute, soccorrimi in questo momento,
affinché, per la tua assistenza, ritrovi gli oggetti che sto cercando
(nominare
ora gli oggetti smarriti). Ottienimi anche una fede efficace, una perfetta
docilità alle aspirazioni della grazia, il disgusto dei piaceri vani del mondo
e un desiderio ardente delle gioie ineffabili della beata eternità. Amen. Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
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