Parla con la Vergine Maria

Parla con la Vergine Maria
Per info: lamadonnamiracolosa@hotmail.it vi risponderanno gli operatori che gestiscono il sito
Visualizzazione post con etichetta SPECIALE SANT’ANTONIO DI PADOVA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SPECIALE SANT’ANTONIO DI PADOVA. Mostra tutti i post

venerdì 21 settembre 2012

SPECIALE SANT’ANTONIO DI PADOVA

S. Antonio nacque a Lisbona in Portogallo verso il 1195 da Martino della nobile famiglia dei Buglioni e da Maria. Al fonte battesimale gli fu messo il nome di Fernando. A quindici anni, o più probabilmente fra i 19 e i 20, Fernando entrò tra i Canonici Regolari di Sant’Agostino nel monastero di Lisbona, restandovi circa due anni e passando poi a quello di Coimbra, uno dei centri di cultura più rinomati del Portogallo, dove attese allo studio delle sacre scritture e dei Padri della Chiesa. A Coimbra ebbe l’ordinazione sacerdotale probabilmente nel 1219. Nel 1220 infervorato dal desiderio del martirio, in occasione del passaggio delle spoglie dei primi 5 martiri francescani, chiese ed ottenne di entrare nell’Ordine dei minori fondato poco prima da San Francesco d’Assisi. Entrato nell’ordine assunse il nome di Antonio. Nell’autunno partì per la missione in Marocco, dove Dio stesso “gli si oppose e, colpendolo con grave malattia, lo provò duramente per tutto l’inverno” (Legg. Assidua, 6, n°2). Antonio si decide a lasciare l’Africa e a far ritorno in Patria; ma una violenta tempesta sbalzò la nave sulle coste della Sicilia (Primavera 1221), dove egli sostò brevemente lasciando vaghi ricordi del suo passaggio. Nella Pentecoste del 1221, partecipò ad Assisi al Celebre Capitolo “delle stuoie”, incontrandosi con San Francesco, il quale non ebbe – sembra – il presentimento del suo eccezionale talento. Rimasto dopo il Capitolo, senza destinazione, ottenne da Fra Graziano, provinciale dell’Emilia, di andare nella sua provincia. Gli fu assegnato l’eremo di Montepaolo presso Forlì, dove visse nella preghiera e nella penitenza, sconosciuto agli stessi frati, finché in un discorso per una sacra ordinazione, rivelò sorprendenti tesori di sapienza. Destinato alla predicazione, percorse, partendo da Rimini, i paesi dell’Italia settentrionale debellando l’eresia, pacificando le fazioni, riformando i costumi. Per l’energia e lo zelo che dispiegò nel combattere l’eresia, meritò l’appellativo di “martello degli eretici”. Fra il 1223 e il 1225 pose le basi della scuola teologica bolognese di S. Maria della Pugliola: ne ebbe licenza in una lettera di S. Francesco: “Frati Antonio episcopo meo, fr. Franciscus salutem. Placet mihi, quod sacram theologiam legas fratribus, dummodo inter huiusmodi studium sanctae orationis spiritum non extinguas, sicut in Regula continetur. Vale.”.Tra il 1225 e il 1227 la presenza di Antonio è attestata nella Francia meridionale, dove insegnò a Montpellier, a Tolosa; predicò a Bourges ed ad Arles, affrontando gli eretici nelle pubbliche piazze. Ad Arles mentre predicava ebbe l’apparizione di San Francesco ancora vivo e stigmatizzato. Tornato in Italia dopo la Pasqua del 1227 intervenne al Capitolo di Assisi che si tenne nella Pentecoste e vi fu nominato Ministro della provincia dell’Emilia (comprendente allora tutta l’Italia settentrionale fino a Milano). Alternò la predicazione al governo dei frati e scrisse i Sermones dominicales. Verso la Pasqua del 1228, recatosi a Roma, probabilmente per trattare questioni dell’ordine presso la Curia, predicò alla presenza di Papa Gregorio IX, il quale, ammirato della sua singolare conoscenza delle Sacre Scritture, lo salutò “Arca del Testamento”. Esonerato dall’ufficio di provinciale nel Capitolo del 1230, ritornò a Padova dove era stato altre volte. A Padova nell’inverno del 1231 scrisse gli altri Sermones per invito del Cardinale Rainaldo dei Conti, futuro Papa Alessandro IV. Predicò poi a Verona e Treviso. Una ventina di giorni prima di morire, si ritirò a ca. 20 Km da Padova dove, da sopra ad un gran noce, predicava alle folle. Aggravatasi l’idropisia di cui soffriva da tempo, si fece ricondurre a Padova, ma dovette fermarsi per via, nel conventino dell’Arcella, dove nella visione del Signore e dopo aver innalza l’inno “O gloriosa Domina”, spirò la sera del Venerdì 13 giugno 1231.Subito gruppi di fanciulli annunziarono il suo transito alla città gridando: “E’ morto il padre Santo” seguirono accese competizioni per il possesso del corpo, che poté essere trionfalmente trasferito dall’Arcella a Padova nella chiesetta di S. Maria Materdomini dove il Santo desiderava essere sepolto. dopo 8 mesi dalla morte fu proclamato beato e dopo altri tre mesi, il 30 maggio del 1232 papa Gregorio IX lo ascrisse all’albo dei Santi.
Nel 1256 viene proclamato patrono di Padova dove, nel 1231, viene costruita la celebre basilica. Il suo culto si diffuse soprattutto dopo la Controriforma, quando l’immagine del santo col sacro bambino tra le braccia apparve rassicurante alla Chiesa, sconvolta dalle contestazioni di Lutero e timorosa d’apparire paganeggiante e frivola per il contestatissimo uso della pittura e della scultura nei luoghi sacri.

I Miracoli
 La fama dei miracoli è uno dei principali aspetti del culto di S. Antonio. Molto noti sono i prodigi che il Santo avrebbe operato in vita, dagli esorcismi alle profezie, dalle guarigioni alle resurrezioni; egli avrebbe reso innocui i cibi avvelenati, indotto un infante ad attestare l’innocenza della madre, restituita ad una donna la chioma strappata da un marito geloso. Altri miracoli furono anche immortalati nell'arte: la predica ai pesci, la mula che si prostra dinanzi all'Eucarestia, il cuore dell’avaro trovato nello scrigno, il piede reciso riattaccato alla gamba, le ripetute bilocazione, le apparizioni di Gesù Bambino. Nessun dubbio esiste poi sui miracoli del Santo dopo la morte.
Dopo varie inchieste fatte dall’allora Papa Gregorio IX, si accertò la guarigione di 19 contratti, cinque di paralitici, sette di ciechi, tre di sordi, tre di muti, due di epilettici, due resurrezioni, ecc.. L’autore della legg. Assidua trascrive che nel giorno della traslazione del Santo (15 febbraio) “moltissimi colpiti da diverse infermità vi furono portati e tosto ricuperarono la salute per i meriti del Beato Antonio”. Sant’Antonio rimane forse il più grande taumaturgo della storia e per questo è conosciuto come il Santo dei Miracoli.

LA TRADIZIONE DEL PANE DI SANT’ANTONIO: STORIA
Un bimbo di venti mesi, di nome Tomasino, i cui genitori avevano l’abitazione vicino alla chiesa del beato Antonio, in Padova, fu lasciato incautamente da sua madre accanto a un recipiente pieno d’acqua. Allorché quella donna fece ritorno a casa, vedendo emergere i piedi del bambino da quel mastello, vi si precipitò, e vide che la testa del figlio stava all’ingiù, nel fondo del recipiente, mentre i piedi si levavano sopra. Urlando trasse fuori il piccino, ormai rigido e morto.
Piangendo e lamentandosi ad alta voce, mise sossopra tutto il vicinato. Numerose persone accorsero sul posto, compresi alcuni frati in compagnia degli operai che lavoravano a certe riparazioni nella chiesa di sant’Antonio. Avendo constatato che il piccolo era sicuramente morto, ebbero compassione della sofferenza e delle lacrime della madre. Costei però, ricorrendo alla intercessione del beato Antonio, si mise ad implorarne l’aiuto; e fece voto di distribuire ai poveri la quantità di grano corrispondente al peso del bimbo, se il beato Antonio lo avesse risuscitato. Passato un po’ di tempo, il bambino risorse e fu ridato vivo a sua madre.

15 febbraio 2010 A Padova migliaia di pellegrini per l’ostensione del corpo del Santo: Traslazione e Ostensione di Sant'Antonio di Padova


     Invocazione a Sant'Antonio        
    Ricordati, o caro S. Antonio, che tu hai sempre aiutato e consolato chiunque è ricorso a te nelle sue necessità. Animato da grande confidenza e dalla certezza di non pregare invano, anch'io ricorro a te, che sei così ricco di meriti davanti al Signore non rifiutare la mia preghiera ma fa che essa giunga, con la tua intercessione al trono di Dio. Vieni in mio soccorso nella presente angustia e necessità, e ottienimi la grazia che ardentemente imploro, se è per il bene dell'anima mia.

PER RITROVARE LE COSE PERDUTE
Grande sant'Antonio, apostolo pieno di bontà, che hai ricevuto da Dio il potere speciale di far ritrovare le cose perdute, soccorrimi in questo momento, affinché, per la tua assistenza, ritrovi gli oggetti che sto cercando
(nominare ora gli oggetti smarriti). Ottienimi anche una fede efficace, una perfetta docilità alle aspirazioni della grazia, il disgusto dei piaceri vani del mondo e un desiderio ardente delle gioie ineffabili della beata eternità. Amen.  Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre