Signore, tu ci hai comandato di amare tutti gli uomini in te
e per te: per tutti imploro la Tua clemenza.Ci sono però molti per i quali Tu hai impresso nel mio cuore un affetto
più intimo e familiare: a loro voglio bene con più ardore, per loro voglio
pregare con più intensità.
Abbracciali nel Tuo amore, Tu che sei la fonte dell’amore, Tu
che mi comandi di amarli e insieme me ne dai la capacità. Se la mia preghiera
non vale ad ottenere per loro dei vantaggi perché ti è offerta da un peccatore,
valga almeno perché nasce in risposta ad un Tuo comando.
Per te, dunque, che sei l’autore e la fonte dell’amore, per
Te, e non per me, continua ad amarli, e fa' che essi pure Ti amino con tutto il
cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, così che possano volere, dire e
fare solo quanto piace a Te e giova al loro bene.
La mia preghiera è troppo tiepida, poiché debole è la fiamma
del mio amore, ma Tu, che sei ricco di misericordia, non misurare i doni che Ti
chiedo per gli amici sul torpore delle mie invocazioni, ma come la Tua
benignità supera ogni amore umano, così la Tua risposta trascenda lo scarso
fervore della mia supplica.
Fa' per loro e con loro, Signore, quanto li aiuta a procedere
nel cammino che hai tracciato per loro, così che siano sempre e ovunque guidati
e protetti da Te, fino a che raggiungano la sicurezza gloriosa del cielo.
Era il maggio 1968, l'epoca in cui le grandi cristianità
d'Europa e d'America venivano sconvolte da una rivoluzione di nuovo tipo. Era
un vento libertario di sogni, di eros e di barricate sulla tomba dei divieti
che fece tremare de Gaulle, la Francia e la Chiesa. Quella rivoluzione
disintegrò, in qualche mese, tanti seminari e tante opere fiorenti.
Cosimo Fragomeni era molto lontano da tutto questo, ma la
Vergine gli apparirà, triste, sebbene senza lacrime, diversamente da La
Salette. Ecco dunque il suo racconto fino ad oggi inedito. Il giorno 11 Maggio
dell'anno 1968, poco prima dell'imbrunire, stavo rientrando a casa dal lavoro
dei campi e portavo sulla spalla un fascio d'erba per gli animali. Mentre
passavo, proprio dirimpetto allo Scoglio, mi sono visto improvvisamente
abbagliato da una grande luce. Mi sono fermato, ho alzato la testa per vedere
cosa era successo, ma non ho visto nulla. Appena mi sono rimesso a camminare,
come se qualcuno mi dicesse di guardare verso lo Scoglio, guardai e mi sono
visto davanti agli occhi, proprio sulla sommità dello Scoglio, una dolce figura
di una giovane donna, di carnagione scura, sui 18 anni di età, con i capelli
lunghi di colore castano scuro. Era scalza, con le mani giunte, tutt'attorno
circonfusa da un alone di fulgidíssima luce e dietro le spalle si vedeva come
un sole luminoso, dai lunghi raggi dorati. Indossava un vestito bianco come la
neve, una cintura e un manto azzurro, un velo bianco trasparente in testa,
cosparso di stelle e al polso un luccicante rosario di perle. In quel momento
ho sentito come un brivido attraversare il mio corpo, fui preso da un forte
senso di paura e stavo per scappare. Ho pensato infatti si trattasse di qualche
spirito, anche se dall'aspetto sembrava la Madonna. Il racconto è limpido come
quello di Bernadette e ha le stesse caratteristiche: la luce precede
l'apparizione e la circonda. Un timore reverenziale invade il contadino di 18
anni che non ha frequentato molto la scuola, ma, con l'intelligenza intuitiva e
la cultura umana della gente della terra, si esprime con termini appropriati.
Descrive l'apparizione con delle parole scelte: carnagione, luccicanti,
fulgidissima che non sono nel mio piccolo Vocabolario. Continua: La giovane
donna, dall'alto dello Scoglio, fece un inchino con la testa, distolse le mani
e mi fece cenno di non scappare, dicendomi con voce amabile e scandendo le
parole piano piano: "Non avere paura, vengo dal Paradiso, io sono la
Vergine Immacolata, la madre del Figlio di Dio. Sono venuta a chiederti di
costruire qui una cappella in mio onore. Io ho scelto questo luogo, qui voglio
stabilire la mia dimora e desidero che da ogni paese si venga qui a
pregare". Appena terminò di parlare, congiunse di nuovo le mani, fece un
inchino con la testa, alzò gli occhi al cielo, si staccò dallo Scoglio e subito
scomparve nell'aria. Subito dopo mi sono sentito come sconvolto,
profondamente turbato, assalito dal dubbio se era veramente la Madonna oppure
no. Sono rimasto ancora un attimo ai piedi della grande siepe presso lo Scoglio
e poi rientrai subito a casa. Arrivato a casa, ho preso immediatamente carta e
penna e ho messo per iscritto, per non dimenticare, le parole che avevo appena
udito dalla giovane donna.
Chi è dunque Fratel Cosimo?
È difficile definirlo. La sua umiltà e la sua trasparenza,
sfidano le definizioni con la forza della semplicità. Il suo contatto intimo
con Cristo e con la Nostra Signora è palpabile e si irradia intorno a lui.
Sembra si identifichi con la luce.
Prega molto: un Rosario al mattino e uno alla sera, ma
l'elemento di fondo è una meditazione continua.
Al primo incontro, la sua laconicità mi ha sconcertato. Molti
veggenti sono loquaci, perfino interminabili. Vi sommergono. Fratel Cosimo
invece è piuttosto il contrario: ciò che irradia da lui è questo "pregare
sempre". È la presenza di Dio che mantiene vita e preghiera, non senza
sforzo, per preservarsi dalla dispersione che lo circonda".
Fratel Cosimo è uno zampillare calmo e discreto, a immagine
della sorgente da cui ha ricevuto la rivelazione interiore. È calmo,
tranquillo, fiducioso, apparentemente inattivo, preso dal contatto del
momento. Ma la sua memoria è attenta, registra.
"Da storico, gli avevo chiesto delle date che non
ricordava. Me le ha fatte sapere al mio ritorno, in due correzioni del suo
racconto autografo delle prime apparizioni". Fratel Cosimo ha deciso
intelligentemente la costruzione del luogo di pellegrinaggio. Realizza
lentamente e progressivamente la sua missione, secondo le parole ricevute in
occasione della seconda apparizione: "Il Signore vuole fare di te uno
strumento del suo Amore per la salvezza delle anime".
Non manca di ardore interiore, semmai il contrario, ma questo
ardore appare solo quando è utile o importante per la sua missione. Allora,
emergono parole forti e calorose.
La Vergine gli ha anche detto: "Io ti aiuterò, ma
tribolazioni e sofferenze non ti mancheranno".
"Malgrado la sua apparente gioia di vivere con Dio, ho
chiesto a Fratel Cosimo se avesse problemi con il demonio. Ha risposto con un
pronunciato cenno di assenso. Volevo andare a fondo con domande, ma poi non me
la sono sentita di insistere ancora. Temevo di sembrare indiscreto. Ho osato
ritornare sull'argomento solo quando, in auto con Ferdinando Zappavigna,
l'amico avvocato della Fondazione, ci siamo recati al vescovado. Le risposte
sono allora scaturite vive, precise e talvolta spedite".
In breve, Fratel Cosimo ha attraversato molte difficoltà e
opposizioni:
- da parte degli uomini: si tratta dei peccatori che
resistono, ma più comunemente di coloro che non accettano l'autenticità del suo
incontro, né della sua missione;
- subisce anche le tentazioni e le sevizie del demonio che
maltratta i suoi avversari più pericolosi. Così come fece con Gesù Cristo,
dalla prima all'ultima tentazione, indicata da Luca. Dopo l'insuccesso delle
prime tre, il demonio, vinto, si ritirò attendendo nell'ombra il momento
opportuno: il kairos come dice la parola greca, cioè l'ora della Passione,
l'ultima prova. Seguendo Cristo, Fratel Cosimo ha subito tentazioni e attacchi
interiori e fisici. Ha provato la disperazione e l'abbandono proprio come
Gesù.
"Sulla croce, il Salvatore, sentì forte il senso
dell'abbandono e l'agonia di una notte che si veniva formando nella sua
psicologia umana. Ciò nonostante permaneva in Lui un traboccante perdono e
tanta benevolenza".
Fratel Cosimo riceve anche fisicamente dei duri colpi.
Succede nei momenti in cui la sua azione diventa più efficace. In qualche modo
ne paga il conto. Allora, però, conserva una grande fiducia in Dio e nella sua
azione. Quando sembra che Dio lo abbandoni, si abbandona ancora di più a Lui,
nella notte. Viene guidato più di quanto sia lui a guidare.
Quando guida, significa che Dio lo guida.
"Raramente ho visto un tale spogliamento, una simile
naturale ricettività; per nulla passiva, ma reattiva, se necessario".
Conosce anche le sofferenze della Passione, soprattutto il
giovedì e il venerdì, giorni commemorativi. Maggiormente durante la Quaresima,
sulla scia di San Francesco. Rivive le terribili sofferenze fisiche di Cristo.
Le risente, sembra, nell'ordine della Passione, compreso lo strazio della
morte. Le soffre dall'interno, atrocemente, ma nella pace e nell'amore, senza
stigmate visibili e senza effusione di sangue. Il Signore lo ha invitato a
portare la sua croce nel quotidiano, dicendogli esplicitamente: "Vuoi
aiutarmi a portare la Croce?". Questo fa pensare a ciò che il Signore fa
vivere in modo discreto a tante anime vittime volontarie. Lo ha chiesto in modo
esplicito anche a Yvonne Beauvais, quando il 5 luglio 1922, impegnandosi a dare
inizio alla sua vita mistica, Gesù le disse mostrandole la Croce: "Vuoi tu
portarla?". Lei ha accettato e ha conosciuto le stigmate sanguinanti cui
è stata dedicata una specifica monografia.
VIDEO PROCESSIONE MADONNA DELLO SCOGLIO E BENEDIZIONE DI FRATEL COSIMO
La crisi del mondo d'oggi sta nell'incredulità verso Dio e
nella conflittualità tra gli uomini. L'incredulità è una malattia ed una
debolezza, ma, come sappiamo dal Vangelo (Me 6, 5) ha pure un'enorme forza:
quella di impedire all'amore di Dio di agire in noi.
Questa nostra crisi non dipende, quindi, dall'essere venuta
meno la Misericordia di Dio o la Sua Onnipotenza. Dipende tutta dalla durezza
del nostro cuore che si va chiudendo a Dio. Per salvarci, il nostro amatissimo
Padre celeste deve riuscire ad aprire i nostri cuori e deve ottenerlo dalla
nostra libertà.
Maria è figlia della nostra umanità, donna tra le donne. Ma,
a differenza di tutti noi, non soltanto è stata preservata nel concepimento e
nella vita da ogni peccato, ma ha saputo, anche a nome nostro, offrire a Dio
quel cuore aperto che sa dire e sa vivere, senza mai venir meno, quelle parole
che furono in Lei, prima che nel Cuore umano di Gesù: «Ecco la serva del
Signore: mi avvenga secondo la tua parola» (Le 1, 38).
Ella, nel dirle, riconosce la grazia di Dio a Lei concessa.
Ma Dio, nel sentirle, le riconosce merito della sua umana libertà. A Lei ha
dato il potere di generare negli uomini la vita, che, quelle parole, vissute,
danno. Perciò Maria è Madre della Divina Grazia, Madre della Chiesa, Madre dei
cristiani, Madre degli uomini e Madre dei peccatori, e lo è per lo stesso
"sì" per cui è Madre di Dio. Lei ha il potere di comunicarci il suo
vissuto, la sua apertura, la sua beatitudine.
Gesù stesso la riconobbe in chiunque vive la volontà di Dio
(Me 3, 33-35). In più, Ella ha vinto Satana. In Lei l'efficienza dell'Angelo
ribelle non fu accolta. Lei e la Chiesa generata da Lei, hanno la saggezza, la
libertà e la potenza necessaria per calpestare la testa del serpente, e di
farlo totalmente e sempre. Dinanzi a Lei Satana deve recedere come vinto ed è
costretto ad abbandonare l'uomo che, avendolo reso vincitore, gli si è
sottomesso, consegnandosi schiavo.
Se è vero che Satana non ha altra forza contro l'uomo che
quella che l'uomo stesso gli dà, al sopraggiungere di Maria soffre la
debolezza del non aver potuto nulla possedere in Lei, neppure un atto di rabbia
contro Dio o di rifiuto dell'uomo, mentre Gesù era in croce. Maria in Gesù è
Ella stessa quel "più forte" che può sopraffare il forte, che ci
tiene in ostaggio (Me 3, 27). Lei stessa disse che veniva perché stiamo vivendo
il secolo di prova, in cui Satana tenta di distruggere la Chiesa e il mondo. Ma
non vi riuscirà perché la vittoria è di Dio.
Signore, aiutami a sopportare questo male per le anime che
hanno più' bisogno e che Tu ami cosi tanto.
Aiutami a sopportare questo male assieme alla mia famiglia, I
miei amici e a tutti quelli che hanno cura di me, donaci forza e coraggio.
Fa, Signore, che questo male non mi rubi la gioia nella vita
che Tu mi hai regalato.
Con il Tuo aiuto, camminerò' verso la Tua luce in piena
conoscenza della promessa che a nessuno di noi darai una croce da portare più'
pesante di quanto possiamo sopportare.
Signore, aiutami a vivere ogni momento del mio male
ringraziandoti, lodandoti e glorificandoti, in attesa della Tua venuta, Amen.
La creatura che hai al fianco è mia.
Io l'ho creata.
Io le ho voluto bene da sempre, prima di te e più di te.
Per lei non ho esitato a dare la mia vita.
Te la affido.
La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile.
Quando l'hai incontrata l'hai trovata amabile e bella.
Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza,
è il mio cuore che ha messo in lei tenerezza ed amore,
è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità,
la sua intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in lei.
Ma non puoi limitarti a godere del suo fascino.
Devi impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri.
Ha bisogno di serenità e di gioia, di affetto e di tenerezza,
di piacere e di divertimento, di accoglienza e di dialogo,
di rapporti umani, di soddisfazione nel lavoro,
e di tante altre cose.
Ma ricorda che ha bisogno soprattutto di Me.
Sono Io, e non tu, il principio, il fine,
il destino di tutta la sua vita.
Aiutala ad incontrarmi nella preghiera, nella Parola,
nel perdono, nella speranza.
Abbi fiducia in Me.
La ameremo insieme. Io la amo da sempre.
Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno,
da quando vi siete innamorati.
Sono Io che ho messo nel tuo cuore l'amore per lei.
Era il modo più bello per dirti
"Ecco te l'affido
Gioisci della sua bellezza e delle sue qualità"
Con le parole "Prometto di esserti fedele,
di amarti e rispettarti per tutta la vita"
è come se mi rispondessi che sei felice di accoglierla
nella tua vita e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla.
Anzi Io ti rendo capace di amarla "da Dio",
regalandoti un supplemento di amore
che trasforma il tuo amore di creatura
e lo rende simile al mio.
E' il mio dono di nozze: la grazia del sacramento del matrimonio.
Io sarò sempre con voi
e farò di voi gli strumenti del mio amore
e della mia tenerezza:
continuerò ad amarvi attraverso i vostri gesti d'amore"