Parla con la Vergine Maria

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giovedì 7 giugno 2012

SPECIALE MADONNA DELLO SCOGLIO

Era il maggio 1968, l'epoca in cui le grandi cristianità d'Europa e d'A­merica venivano sconvolte da una rivoluzione di nuovo tipo. Era un vento libertario di sogni, di eros e di barricate sulla tomba dei divieti che fece tremare de Gaulle, la Francia e la Chiesa. Quella rivoluzione disin­tegrò, in qualche mese, tanti semi­nari e tante opere fiorenti.
Cosimo Fragomeni era molto lon­tano da tutto questo, ma la Vergi­ne gli apparirà, triste, sebbene senza lacrime, diversamente da La Salette. Ecco dunque il suo racconto fino ad oggi inedito. Il giorno 11 Maggio dell'anno 1968, poco prima dell'imbruni­re, stavo rientrando a casa dal lavoro dei campi e portavo sulla spalla un fascio d'erba per gli animali. Mentre passavo, pro­prio dirimpetto allo Scoglio, mi sono visto improvvisamente abbagliato da una grande luce. Mi sono fermato, ho alzato la testa per vedere cosa era suc­cesso, ma non ho visto nulla. Appena mi sono rimesso a camminare, come se qualcuno mi dicesse di guardare verso lo Scoglio, guardai e mi sono visto davanti agli occhi, proprio sulla sommità dello Scoglio, una dolce figura di una giovane donna, di carnagione scura, sui 18 anni di età, con i capelli lun­ghi di colore castano scuro. Era scalza, con le mani giun­te, tutt'attorno circonfusa da un alone di fulgidíssima luce e dietro le spalle si vedeva come un sole luminoso, dai lunghi raggi dorati. Indossava un vestito bianco come la neve, una cintura e un manto azzurro, un velo bianco trasparente in testa, cosparso di stelle e al polso un luccican­te rosario di perle. In quel momento ho sentito come un brivido attraversare il mio corpo, fui preso da un forte senso di paura e stavo per scappare. Ho pensato infatti si trattasse di qualche spirito, anche se dall'aspetto sembrava la Madonna. Il racconto è limpido come quello di Bernadette e ha le stesse caratteristi­che: la luce precede l'apparizione e la circonda. Un timore reverenziale invade il contadino di 18 anni che non ha frequentato molto la scuola, ma, con l'intelligenza intuitiva e la cultura umana della gente della terra, si esprime con termini appro­priati. Descrive l'apparizione con delle parole scelte: carnagione, lucci­canti, fulgidissima che non sono nel mio piccolo Vocabolario. Continua: La giovane donna, dall'alto dello Scoglio, fece un inchino con la testa, distolse le mani e mi fece cenno di non scappare, dicendo­mi con voce amabile e scanden­do le parole piano piano: "Non avere paura, vengo dal Paradi­so, io sono la Vergine Imma­colata, la madre del Figlio di Dio. Sono venuta a chiederti di costruire qui una cappella in mio onore. Io ho scelto que­sto luogo, qui voglio stabilire la mia dimora e desidero che da ogni paese si venga qui a pregare". Appena terminò di parlare, congiunse di nuovo le mani, fece un inchino con la testa, alzò gli occhi al cielo, si staccò dallo Scoglio e subito scom­parve nell'aria. Subito dopo mi sono sentito come sconvolto, profonda­mente turbato, assalito dal dubbio se era veramente la Madonna oppure no. Sono rimasto ancora un attimo ai piedi della grande siepe presso lo Scoglio e poi rientrai subito a casa. Arrivato a casa, ho preso immediatamente carta e penna e ho messo per iscritto, per non dimenticare, le parole che avevo appena udito dalla gio­vane donna.

Chi è dunque Fratel Cosimo?
È difficile definirlo. La sua umiltà e la sua trasparenza, sfidano le definizioni con la forza della sem­plicità. Il suo contatto intimo con Cristo e con la Nostra Signora è palpabile e si irradia intorno a lui. Sembra si identifichi con la luce.
Prega molto: un Rosario al mat­tino e uno alla sera, ma l'elemento di fondo è una meditazione conti­nua.
Al primo incontro, la sua laconicità mi ha sconcertato. Molti veggenti sono loquaci, perfino interminabili. Vi sommergono. Fratel Cosimo invece è piutto­sto il contrario: ciò che irradia da lui è questo "pregare sempre". È la presenza di Dio che mantiene vita e preghiera, non senza sforzo, per preservarsi dalla dispersione che lo circonda".
Fratel Cosimo è uno zampillare calmo e discreto, a immagine della sorgente da cui ha ricevuto la rive­lazione interiore. È calmo, tran­quillo, fiducioso, apparentemente inattivo, preso dal contatto del momento. Ma la sua memoria è attenta, registra.
"Da storico, gli avevo chiesto delle date che non ricordava. Me le ha fatte sapere al mio ritorno, in due correzioni del suo rac­conto autografo delle prime apparizioni". Fratel Cosimo ha deciso intelligen­temente la costruzione del luogo di pellegrinaggio. Realizza lenta­mente e progressivamente la sua missione, secondo le parole ricevu­te in occasione della seconda appa­rizione: "Il Signore vuole fare di te uno strumento del suo Amore per la salvez­za delle anime".
Non manca di ardore interiore, semmai il contrario, ma questo ardore appare solo quando è utile o importante per la sua missione. Allora, emergono parole forti e calorose.
La Vergine gli ha anche detto: "Io ti aiuterò, ma tribolazioni e sofferenze non ti mancheranno".
"Malgrado la sua apparente gioia di vivere con Dio, ho chiesto a Fratel Cosi­mo se avesse problemi con il demonio. Ha risposto con un pronunciato cenno di assenso. Volevo andare a fondo con domande, ma poi non me la sono senti­ta di insistere ancora. Temevo di sem­brare indiscreto. Ho osato ritornare sul­l'argomento solo quando, in auto con Ferdinando Zappavigna, l'amico avvo­cato della Fondazione, ci siamo recati al vescovado. Le risposte sono allora sca­turite vive, precise e talvolta spedite".
In breve, Fratel Cosimo ha attra­versato molte difficoltà e opposi­zioni:
- da parte degli uomini: si tratta dei peccatori che resistono, ma più comunemente di coloro che non accettano l'autenticità del suo incontro, né della sua missione;
- subisce anche le tentazioni e le sevizie del demonio che maltratta i suoi avversari più pericolosi. Così come fece con Gesù Cristo, dalla prima all'ultima tentazione, indi­cata da Luca. Dopo l'insuccesso delle prime tre, il demonio, vinto, si ritirò attendendo nell'ombra il momento opportuno: il kairos come dice la parola greca, cioè l'ora della Passione, l'ultima prova. Seguendo Cristo, Fratel Cosimo ha subito tentazioni e attacchi interiori e fisici. Ha provato la disperazione e l'abbandono pro­prio come Gesù.
"Sulla croce, il Salvatore, sentì forte il senso dell'abbandono e l'a­gonia di una notte che si veniva formando nella sua psicologia umana. Ciò nonostante permane­va in Lui un traboccante perdono e tanta benevolenza".

Fratel Cosimo riceve anche fisica­mente dei duri colpi. Succede nei momenti in cui la sua azione diventa più efficace. In qualche modo ne paga il conto. Allora, però, conserva una grande fiducia in Dio e nella sua azione. Quando sembra che Dio lo abbandoni, si abbandona ancora di più a Lui, nella notte. Viene guidato più di quanto sia lui a guidare.
Quando guida, significa che Dio lo guida.
"Raramente ho visto un tale spoglia­mento, una simile naturale ricettività; per nulla passiva, ma reattiva, se neces­sario".
Conosce anche le sofferenze della Passione, soprattutto il giovedì e il venerdì, giorni commemorativi. Maggiormente durante la Quaresi­ma, sulla scia di San Francesco. Rivive le terribili sofferenze fisiche di Cristo. Le risente, sembra, nel­l'ordine della Passione, compreso lo strazio della morte. Le soffre dall'interno, atrocemente, ma nella pace e nell'amore, senza stig­mate visibili e senza effusione di sangue. Il Signore lo ha invitato a portare la sua croce nel quotidia­no, dicendogli esplicitamente: "Vuoi aiutarmi a portare la Croce?". Questo fa pensare a ciò che il Signore fa vivere in modo discreto a tante anime vittime volontarie. Lo ha chiesto in modo esplicito anche a Yvonne Beauvais, quando il 5 luglio 1922, impegnandosi a dare inizio alla sua vita mistica, Gesù le disse mostrandole la Croce: "Vuoi tu portarla?". Lei ha accettato e ha conosciuto le stigma­te sanguinanti cui è stata dedicata una specifica monografia.

VIDEO PROCESSIONE MADONNA DELLO SCOGLIO E BENEDIZIONE DI FRATEL COSIMO